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di Gianandrea Gaiani

31 maggio  Nelle ultime settimane il presidente Barack Obama ha rimosso con rapidità e scarso “multilateralismo” i vertici militari alleati più importanti nel più toitale silenzio degli europei, limitatisi a non contestare le scelte dell’inquilino della Casa Bianca. Si tratta del comandante supremo della Nato e del capo delle truppe in Afghanistan, alla testa di ISAF e Coalizione. A Bruxelles il generale Bantz J. Craddock è stato rimpiazzato a sette mesi dalla fine del suo mandato dall’ammiraglio James Stavridis, certo più vicino alle posizioni della Casa Bianca. Craddock, al comando della Nato dal dicembre 2006, ha sempre difeso a spada tratta l’efficacia del carcere speciale di Guantanamo e soprattutto negli ultimi mesi ha sostenuto la necessità di inviare massicci rinforzi in Afghanistan. Per questo non ha mai risparmiato critiche agli europei per lo scarso invio di truppe e soprattutto per i caveat che ne impediscono l’impiego nella guerra ai talebani. A peggiorare i rapporti ha contribuito poi l’ordine di Craddock, osteggiato dagli europei, di estendere le operazioni militari ai narcos afgani. Non stupisce quindi che la richiesta formale di sostituzione sia stata approvata senza difficoltà dagli alleati. Come Craddock, anche David McKiernan, il comandante alleato in Afghanistan, aveva chiesto almeno 30.000 truppe da combattimento statunitensi in più. Quasi il doppio dei 17.000 messi a disposizione da Obama, preoccupato dal rapido incremento dei costi del conflitto e soprattutto dalle critiche di molti ambienti democratici che hanno evocano il fantasma della “escalation vietnamita”. Assurdo paragonare l’invio di rinforzi in un conflitto che vedrà impegnati quasi 60.000 soldati USA con il mezzo milioni di truppei che nel 1968 era schierato in Vietnam ma è evidente che Obama ne mastica poco di cose militari e soprattutto deve rendere conto alle componenti più rumorose del Partito Democratico che comprendono pacifisti, femministe, ecologisti, ecc. Quanto il presidente sia vincolato a questi gruppi di pressione lo si evince chiaramente in ogni intervista rilasciata a giornali e televisioni nelle quali Obama dichiara regolarmente che la decisione più difficile che ha assunto è stata quella di inviare altri 17.000 soldati in Afghanistan. Lo dice talmente spesso ai media da farla sembrare una nota di linguaggio imposta dalla “correttezza politica”.


   ....continua

   

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