anno 7 numero 70 settembre 2006

 

 

 

 

 

LETTERE

 

 

Seguo sempre con molto interesse gli articoli che pubblicate e leggo volentieri i commenti che gli affezionati lettori vi inviano. Oggi ho letto un articolo che mi ha molto amareggiato. Faccio riferimento all'editoriale di Jeremy Kahn dal titolo "Why Italy shouldn't lead the U.N. mission in Lebanon" , pubblicato su The New Republic online in data 25 Agosto 2006   http://www.tnr.com/doc.mhtml?i=w060821&s=kahn082506 

L'articolo inizia così "There's an old joke that goes something like this: In heaven, the policemen are British, the mechanics are German, the lovers are French, the cooks are Italian, and everything is organized by the Swiss. In hell, the policemen are German, the cooks are British, the mechanics are French, the lovers are Swiss and everything is organized by the Italians.... ".

E poi procede criticando il comportamento dei soldati italiani in molte missioni di pace sotto l'egida ONU. "When it comes to the hardwork of keeping the peace, well, let's just say they eat better than they fight." (Eritrea, Somalia, Kosovo). Non mancano commenti negativi al comportamento dei Carabinieri in Iraq.  Riguardo alla attuale missione in Libano, l'autore scrive :"Israel may be encouraging an Italian-led peacekeeping force precisely because it knows the Italians are likely to fail -- thus providing Israel with a good rationale for the resumption of its war against Hezbollah".

E allora chi dovrebbe guidare la missione? Se non ai Francesi, il compito dovrebbe essere assegnato ai Norvegesi o agli Svizzeri. Ogni editorialista può avere le proprie idee su un certo accadimento, ma non deve per onestà professionale travisare certi fatti pur di sostenere il suo punto di vista e cercare così di plagiare il lettore poco informato. E' reato il plagio intellettuale. L'autore basa le sue critiche in modo non corretto e su stereotipi culturali. E' a mio avviso un articolo meritevole di finire nella spazzatura.  Mi aspetto una controreplica da una autorità competente. 
Pier Carlo Montecucchi

Ho letto l'articolo da Lei citato e ripreso anche da qualche agenzia di stampa italiana. Concordo anche sulla definizione di "spazzatura" ma non credo che qualche autorità competente risponderà all'editorialista statunitense né credo sia il caso di dare autorevolezza, rispondendo, ad analisi che tirano in ballo persino le barzellette. Critiche alla missione in Libano sono possibili e noi per primi ne parliamo su questo numero di settembre ma su temi ben più concreti.
La ringrazio per l'attenzione con la quale da tanto tempo segue ANALISI DIFESA.

GG

 

 

Vista la vostra competenza e disponibilità vi pregherei di rispondere ad alcuni quesiti sorti durante una discussione sull'attuale conflitto israelo-libanese.  A quanto mi risulta, il settore difesa dello stato di Israele (fornitura,ricerca e sviluppo), escludendo la strettissima collaborazione con gli USA, punta il più possibile all'autosufficienza.  Pare vi siano state recentemente aperture verso l'industria italiana (Aiad, Microtecnica..) per quanto concerne un sofisticato sistema di "jamming". La prima curiosità che vi prego di soddisfare è appunto se questo progetto sia decollato o meno, e se vi siano altre forme di collaborazione tra l'industria della difesa italiana quella israeliana.
La seconda è se il sistema di identificazione del punto di impatto dei missili nemici, sviluppato da Israele unendo tecnologie fotografiche a  elaborazioni informatiche, sia già in utilizzo (penso potrebbe esser loro molto utile).
Grazie della disponibilità e ovviamente i più vivi complimenti!
F.P.

L'autonomia nel settore industriale militare è da sempre un must per Israele, perseguito anche con il denaro fornito dagli USA. Negli ultimi anni i rapporti con l'Italia sono stati potenziati. L'Aeronautica Italiana ha comperato kit per bombe intelligenti israeliane e Israele ha acquisito sistemi elettronici. La delicatezza della questione ha finora impedito che venissero resi noti dati specifici circa i prodotti “made in Italy”. Circa la difesa contro gli ordigni Hezbollah ricordiamo che Israele dispone di un valido scudo antimissile utilizzabile contro vettori balistici ma difficilmente adattabile all’impiego contro razzi campali che volano a quote più basse e con traiettorie rapide e brevi. In Israele si sta lavorando su un sistema radar che permetta di individuare i razzi in arrivo e si cerca di modificare il software dei missili antimissile Patriot per intercettare i razzi. Difficile però ipotizzare sistemi in grado di fermare salve di decine di razzi contemporaneamente (in un mese di guerra ben  4.000 razzi hanno colpito Israele). In futuro potrebbe essere schierato il sistema laser THEL che potrebbe colpire i katyusha prima del loro impatto al suolo e dovrebbe diventare operativo nel 2008.

 

 

C’è una dichiarazione che lascia sbalorditi enunciata in pubblico da parte del premier Libanese Siniora: ringrazia calorosamente hezbollah per il sacrificio speso nella difesa del Libano dall'attacco di Israele.

Orbene, il diritto internazionale vieta la rappresaglia e la responsabilità collettiva, ma come si fa a non dare tutte le ragioni possibili ad Israele quando sferra un attacco su vasta scala contro il Libano, quando i suoi governanti, legittimamente eletti, siedono al fianco di partiti ed esponenti chiaramente terroristi e razzisti? Il Libano da anni ospita le milizie hezbollah volute e finanziate da Siria ed Iran nel silenzio internazionale, che preferisce girare la testa dall'altra parte quando vi sono palesi violazioni del diritto da parte araba, mentre è pronto a scagliarsi contro Israele quando si difende con forza e coerenza, come noi, al suo posto, non saremmo neppure in grado di pensare di fare. 

A lungo andare, a costo di gravi lutti, non si potrà fare a meno di fare i conti con i nodi gordiani siriani ed iraniano che rappresentano da molto tempo i veri bubboni purulenti della zona mediorientale e che, diciamolo apertamente e senza ipocrisie, andrebbero rimossi chirurgicamente.

 Certamente non sostituendoli con regimi capeggiati da ex presidenti della Coca Cola, altrimenti....

 Israele è un pò tutti noi, nel bene e nel male e fa bene a difendersi con le unghie e con i denti, anche se il Libano paga un conto carissimo anche per la Siria e l'Iran, veri promotori della crisi internazionale che si vive.

 I Libanesi, piuttosto, dopo l'assassinio del suo premier a seguito di un attentato organizzato dai servizi segreti siriani, sui quali una commissione internazionale indaga nel silenzio generale e senza troppe speranze di giungere ad un traguardo di giustizia, dovrebbero guardare in faccia la realtà e rendersi conto che sono loro fuori dal mondo e dalla legalità e che dovrebbero sbarazzarsi di hezbollah per avere la pace ed uscire dai giochi.  Invece, difendono il partito di dio e le conseguenza sono le bombe. Anzi, si può dire che Israele stia facendo il minimo rispetto alle sue potenzialità belliche e forse è ora, dato che i tempi stringono, che l'azione intrapresa sia ancor più accelerata ed approfondita, al fine di sradicare hezbollah definitivamente prima che il pietismo umanitario di tipo peloso imponga un armistizio, che non servirà a nulla se non ad hezbollah a riprendere fiato ed a procrastinare la soluzione dei problemi ad un lontano futuro. 

Così si andrà avanti ancora in questo modo, salvaguardando l'Occidente che non vuole vedere non vuole sentire non vuole parlare e dire pubblicamente come stanno le cose ai cittadini che hanno di diritto di sapere che anche questa guerra non è il comodo frutto del sionismo, ma un piano mirato di Siria ed Iran, contro i quali dovrebbe rivolgersi l'azione dell'Occidente.

 

Avv. Maurizio Reggi

 

 

 

scrivete a:

redazione@analisidifesa.it